Isola

6 isola

L’immagine di Isola d’Istria che mi viene immediatamente alla mente ogniqualvolta penso a questa cittadina è quella che ho visto la prima volta dal mare. La motonave, doppiata Punta Madonna dopo la sosta a Pirano, puntava ad est. I miei occhi ammiravano la costa che dopo la Valle di Strugnano appariva alta e vicina, così diversa con le sue falesie da quella che mi era familiare caratterizzata dall’alternarsi di punte e valli in cui la terra, dolcemente declinante, va ad unirsi al mare.(…)

Recentemente sono ritornato ad Isola non limitandomi ad ammirarla dalla nuova strada di circonvallazione da cui si gode costantemente una bella vista, diversa da quella che si ha dal mare, ma completa.(…)

Di Isola che a differenza di altre città istriane conserva nel toponimo la sua origine, del suo territorio, quasi un’enclave tra quelli ben più estesi di Pirano e Capodistria, della sua storia che emerge sempre più nitida nel tempo ma rimane poco nota nell’antichità di cui conserva vestigia di moli romani, conscio della difficoltà di rendere una valida idea di quella realtà così ricca e viva, invito fin d’ora i lettori a leggere “Isola d’Istria dalle origini all’esilio” pubblicato da “Isola Nostra – Trieste”, un libro che offre uno spaccato molto completo della città e per suo mezzo su altre realtà dell’Istria nostra.

Cogliere Isola nella sua peculiarità geografica originale oggi è ancor meno facile rispetto ad un passato ancora recente a causa dei continui interramenti che l’hanno fatta diventare sempre più una penisola dall’istmo sempre più largo. Ancora nel 1830, come posso vedere da un acquerello, l’istmo era rappresentato da una lingua di terra che lasciava intravedere la realtà originaria. Quando Isola ha cessato di essere un’isola non lo so, ma sicuramente da molto tempo ha avuto il suo collegamento con la terra ferma, con quell’anfiteatro ubertoso che veniva intensamente coltivato da agricoltori residenti non solo nei dintorni, ma anche in città.

Il territorio di Isola, ristretto tra quelli di Capodistria e Pirano, era formato dalla valle aprica che si apre verso nord e dalle retrostanti colline. Sul mare s’aprivano due valli: a levante Val Vallisana ed a ponente la Valle di San Simone. In entrambe queste valli è stata rilevata la presenza di porti romani di una certa consistenza, segno questo che il territorio era abitato prima che sull’isola vi sorgesse il borgo.

Isola 6
Madonna di Loreto

L’abitato di Isola, terra ben popolata in periodo veneto, quando si sviluppò non occupava tutta l’isola, ma si estendeva a semicerchio attorno al porto collocato a sud-ovest. Il centro dunque era nell’area dell’attuale municipio e dell’antica chiesa di Santa Maria d’Alieto. Toponimo questo che probabilmente ci ricorda il nome originario dell’abitato. Poche sono le notizie sulla località anteriori al Mille quando questa ecclesiasticamente era ancora alle dirette dipendenze del capitolo di Capodistria (la parrocchia è del 1080), mentre sul piano civile era feudo delle Monache benedettine di Aquileia.

Il Duomo, che si trova nella parte alta dell’isola, si trovava dunque alla periferia del borgo originario, che non occupava la parte più esposta alla bora ove si trovavano il cimitero ad ovest e il monastero benedettino di San Pietro ad est. Le mura, di cui non trovo alcun riscontro tranne nella toponomastica ante esodo, dovevano cingere il solo borgo ed avere una particolare imponenza “Alle Porte” che segnavano il luogo dell’unico accesso via terra, mentre altre porte davano accesso al porto ed ad altre zone dell’isola.

Tutto il terreno pianeggiante che troviamo tra la “Fontana de fora” e “Le Porte” è frutto di interramenti passati. Il toponimo “Primo Ponte”, che si trova ad est invece doveva indicare che in prossimità della valle posta tra Isola ed il cimitero nuovo doveva esserci una nuova via rispetto a quella che raggiungeva le Porte. Forse anche qui come a Capodistria potevano esserci due vie di accesso. Anche il toponimo “Vier” sta ad indicarci un incontro di strade. Dal Vier salgo verso il Duomo, ripercorro il mio primo tragitto in questa cittadina e noto i profondi cambiamenti avvenuti sulla costa orientale ove cantieri e nuovi interramenti danno un aspetto nuovo a quella zona che ricordo occupata dall’Ampelea che qui aveva anche il porto per la sua flottiglia di saccaleve.

Raggiunta la parte absidale del Duomo non vedo più a nord-est la bella chiesa di San Pietro che avevo visto allora sovrastare la Punta detta dello Scoglio di San Pietro. L’edificio del Duomo si presenta maestoso già all’esterno con in facciata un bel rosone ed il protiro che adorna la porta principale. L’interno romanico, a tre navate, molto luminoso ed adorno di pitture. Il presbiterio sopraelevato è sormontato da una cupola. La chiesa attuale è del 1547 e potrebbe conservare nel presbiterio la chiesa più antica che l’ha preceduta, mentre il coro è stato aggiunto nel 1891. Il campanile del 1585 è posizionato davanti alla facciata, un po’ distanziato da essa.

È dedicato a San Mauro, che credo sia lo stesso santo venerato a Parenzo visto che viene ricordato il 21 novembre, ma Isola ha anche altri protettori tra cui San Donato, patrono d’Arezzo, il cui culto ad Isola ricorda i tanti aretini approdati su quest’isola quando tra le città toscane infierivano lotte tremende.

Uscito dal Duomo percorro la breve discesa che mi fa passare davanti alla chiesetta di San Giovanni ove volto a sinistra per passare davanti a Palazzo Besenghi che mi fa ricordare tra i tanti personaggi di cui Isola può vantarsi il poeta e patriota Pasquale degli Ughi, quindi proseguo passando nei pressi di Santa Caterina, chiesa oggi sconsacrata e ridotta a palestra, un tempo sede del monastero dei conventuali prima e dei serviti poi, ma nel ricordo degli isolani che ho conosciuto, luogo delle scuole.

Arrivo così alla “Fontana” ove si trova la piccola chiesa di San Domenico. Da qui ritorno verso il centro ove osservo dall’esterno la chiesa del XIII secolo dedicata a Santa Maria d’Alieto (titolo questo non della Madonna, che si festeggia, e ciò è significativo, per l’Assunta, ma un toponimo). Osservata la facciata del Municipio mi aggiro un po’ per il porto che trovo molto cambiato per la presenza del grande Marina costruito sulla costa ad ovest della cittadina.

Non sono i molti cambiamenti strutturali che mi disturbano, cosa diversa forse da quanto può sentire un nativo del luogo, ma l’anima stessa della città che sento profondamente mutata rispetto a quella che ho conosciuto attraverso i racconti dei suoi figli con cui ho condiviso non solo la sorte dell’esodo, ma anche la nuova esperienza di inserimento in terra triestina.

Un po’ malinconicamente ripasso per la parte nuova (d’allora) in direzione del cimitero nei cui pressi ho lasciato il mio mezzo. Questa parte della cittadina, non di sviluppo recente, si presenta con un aspetto che ne rileva una certa signorilità, ma è al di là del Vier ove la strada si presenta in leggera salita che si è sull’isola antica, un tempo rifugio per i fuggiaschi di Aquileia, oggi terra di conquista per altri venuti da est.

Il mio ritorno ha rivissuto il primo approccio con la cittadina, ormai deserta dei suoi figli, ed ha colto il cambiamento profondo, condotto in modo scientifico per annullare ogni traccia del passato. Anche nella toponomastica rimane il profondo mutamento apportato allora ! Mi piacerebbe percorrere anche un po’ del territorio, ma a quanto vedo, nuove costruzioni ed una nuova viabilità l’hanno profondamente mutato. Sarei andato volentieri verso San Simon ove un tempo c’era una chiesa dedicata a San Pelagio, poi attestata da un’edicola, per vedere il luogo giacché il culto del santo istriano è legato in qualche modo a fatti di mare. Un santo questo oggi poco noto tranne che ai cittanovesi, ma a cui in Istria un tempo erano dedicate diverse chiesette oltre al duomo di Cittanova.

Galleria immagini:

“Peregrinus”

Tratto da “Itinerari istriani” di Pietro Parentin

Nei viaggi del “Peregrinus” - pubblicati a puntate su “La Nuova Voce Giuliana”

e raccolti nei due volumi di “Itinerari istriani” - sono inoltre descritte le località e i dintorni di:

Abbazia, Albona, Antignana, Barbana, Becca, Bersezio, Bogliuno, Borrato, Brest, Briani, Brioni, Buie, Caisole, Canfanaro, Capodistria, Caroiba, Carsette, Casali Sumbaresi, Castagna, Castel Racizze, Castellier di Visinada, Castelnuovo, Castelvenere, Castelverde, Ceppi di Portole, Cerreto, Chersicla, Cherso, Cicceria, Cittanova, Collalto-Briz-Vergnacco, Colmo, comunità Ex alunni Padre Damiani, Corridicio, Costabona, Covedo, Daila, Dignano, Draguccio, Duecastelli, Fasana, Felicia, Fianona, Fiorini, Fontane, Foscolino, Gallesano, Gallignana, Gimino, Gradina, Grimalda, Grisignana, Isola d'Istria, Lanischie, Laurana, Levade, Lindaro, Lussingrande, Lussinpiccolo, Madonna del Carso, Marcenigla, Matterada, Medolino, Mlum, Mondellebotte, Momiano, Mompaderno, Moncalvo, Montona, Mormorano, Moschiena, Muggia, Neresine, Nesazio, Novacco di Montona, Novacco di Pisino, Occisla, Orsera, Ossero, Parenzo, Passo, Paugnano, Pedena, Petrovia, Piemonte, Pietrapelosa, Pinguente-Rozzo-Sovignacco, Pirano, Pisino, Pola, Portole, Portorose, Pregara, Promontore, Raccotole, Radini, Rovigno, Rozzo, Salise, Salvore, San Lorenzo d'Albona, San Lorenzo del Pasenatico, San Lorenzo di Daila, San Pietro dè Nembi, San Pietro di Madrasso, San Pietro in Selve, San Servolo, Sansego, Santa Domenica di Visinada, Sanvincenti, Sarezzo, Sbandati, Schitazza, Sicciole, Sissano, Socerga, Sovignacco, Stridone, Strugnano, Toppolo, Torre di Parenzo, Tribano, Truscolo, Umago, Valdarsa, Valle del Risano, Valle dell'Ospo, Valle d'Istria, Valmorasa, Verteneglio, Vetta, Villa Gardossi, Villa Padova, Villa Treviso, Villanova del Quieto, Villanova di Parenzo, Visignano, Visinada "Norma Cossetto", Zumasco.